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q.b. (quanto basta)

Spesso osservando alcune opere di arte contemporanea, soprattutto sculture, ho la netta impressione che le loro forme siano una forzatura.
 Forzature nella fisicità dei materiali che degli artisti mettono in atto nel tentativo di materializzare un’idea o un concetto, non sapendo che nulla di buono può nascere da una violenza; le opere risultanti non possono che essere deboli perché l’artista non conoscendo a fondo la materia scelta  e le sue caratteristiche intrinseche non riesce a sfruttarla in tutte le sue potenzialità per raggiungere una perfetta compenetrazione con le sue idee in maniera del tutto naturale.Avvicinandosi ai lavori di Attilio Tono si comprende come il suo atteggiamento sia di tutt’altro avviso.
Io lo definirei un approccio democratico. Ben consapevole delle caratteristiche fisiche delle sostanze che decide di utilizzare nelle sue ricerche che siano gesso, marmo, legno o cera  dialoga con esse  esaltandone le peculiarità attraverso le proprie intuizioni.
Il gesso e le sue capacità igroscopiche di assorbimento diventano, ad esempio, assolutamente fondamentali per le opere della serie: un minuto! (just a minute!) del  2015, in cui delle colonne di gesso sono state immerse in dei contenitori di liquidi differenti: acqua, vino rosso e olio sfruttandone le loro capacità tintorie.
Opere in mutamento nel colore e nella superficie coinvolta dall’opera coloristica delle sostanze per la lenta progressione delle reazioni fisiche scatenate dall’artista. Un processo totalmente naturale tra materiali posti alla pari e quindi “democratico”.  
Democrazia che si ravvede ancora di più a mio giudizio nella nuova serie di sculture in marmo e cera d’api realizzate da Attilio Tono. I due materiali dalle caratteristiche totalmente opposte, tanto dura, resistente e fredda la pietra quanto morbida, calda e lavorabile la cera vengono fatti convivere naturalmente.
Una serie di sposalizi riusciti che si formalizzano, ad esempio, nell’accostamento di due rettangoli in assonometria nei due materiali e semplicemente sovrapposti o nella calda carezza che può dare uno strato di cera su delle forme di marmo bianco o nero.
Stupiscono gli inaspettati effetti pittorici nati dall’accostamento delle venature del marmo bianco e del giallo ocra ma lasciano davvero senza parole alcune delle assonometrie realizzate dall’artista tanto spinte da sfidare le leggi di gravità, a dimostrazione della maestria tecnica di Attilio Tono.
Forme geometriche semplici e materiali conosciuti e utilizzati da secoli trovano qui nuova vita perché Attilio Tono non si pone come semplice “artista” ma come “reagente” di nuove relazioni.  

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